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Bermeja, l'isola che (forse) non c'era

Bermeja in una mappa americana del 1914; è anche sbagliato il nome, facepalm di chi scrive. Cosa hanno in comune un oscuro cartografo portoghese del '500 e la CIA? L'isola che non c'è! Daniele, che cosa diavolo vai farfugliando? Sì, in effetti non me li vedo Gaspar Viegas e gli sbirri dei servizi segreti americani che interrogano Spugna sul rapimento di Giglio Tigrato. La questione va spiegata meglio, e vi assicuro che ne vale la pena. Dunque, siamo nel 1535. Il nostro Gaspar Viegas, cartografo portoghese dalle qualità artistiche meravigliose, traccia una serie di mappe e portolani che i marinai dell'epoca tengono in grande considerazione. Europa, Mediterraneo, ma anche molto del Nuovo Mondo, dalla Florida al Messico. In una di queste, conservata all'Archivio di Stato di Firenze, cita un'isola. La mette lì. Chi gliene ha parlato, al nostro Gaspar? Bella domanda. Di lui non so molto, purtroppo. Ma la mappa, beh, è davvero splendida. La mappa del Mar delle Antille...

Di viaggi, scoperte e geografie


Geographia Antiqua, Cellarii, mappa del Norico
Sono nato a Pordenone, che in questa mappa del Norico dalla Geographia Antiqua di Cellario manca.
È del 1773, e sì: ne ho una copia.


Poche cose sono più stuzzicanti, per il cervello umano, della gratificazione ricevuta dal primeggiare.

Possederlo per primo, saperlo per primo, raggiungerlo per primo, conquistarlo per primo. Le endorfine travolgono chiunque riconosca intorno a sé ammirazione e invidia, "io ce l'ho fatta, voi no". Vero? C'è spesso questo, alla base delle grandi e piccole scoperte dell'uomo ai quattro angoli del globo: una gara vera e propria a scorgere, nominare e quindi prendere possesso di terre su cui nessun altro piede ha mai poggiato prima.

Solo che… beh, un viaggio del genere è una faccenda complicata. Se non sai dove stai andando, o quantomeno cosa troverai (e se lo troverai), non sai nemmeno se sopravviverai - e non sono molti, quelli che sono potuti rientrare in patria a narrare le proprie incredibili gesta. Perché è ovvio: metti che sei tornato, metti che sei stato il primo a giungere fino a lì e non c'era qualcuno che possa dire il contrario, metti che le tue endorfine ti stiano facendo i grattini sotto al mento, metti tutto questo: vuoi non esagerare un po' con i racconti? E se sei un esploratore, non è tanto quel che ometterai a fare la differenza, ma quel che aggiungerai. Mesi, spesso anni in mare non si passano indenni da sobri, e la fame o la sete o l'alcool o il caldo o l'emozione influenzano pesantemente quello che si può vedere con un cannocchiale; la suggestione di gruppo ha "prodotto" miracoli o maledizioni per secoli, figuriamoci un pugno di marinai cosa sarà disposta a credere! Aggiungi che quando sei partito ti mancavano i fondi necessari per solcare gli oceani - siamo pur sempre degli sfrontati ammiragli di quattro-cinquecento anni fa - e chi ti ha pagato le navi, i viveri e l'equipaggio pretenda da te qualcosina in cambio, magari una terra a cui apporre il proprio nome e il proprio vessillo… Il risultato sono mappe, atlanti e portolani che per secoli interi sono stati infestati di isole, montagne, coste e fiumi che semplicemente non sono mai esistiti, ma che decine di esploratori del Vecchio Mondo giurano e spergiurano di aver avvistato, circumnavigato, persino calpestato.
Il foraggiatore del viaggio è entusiasta, i cartografi già sbavano per aggiornare il proprio lavoro, altri condottieri si accingono ad esplorare le munificenze di una landa vergine mettendo alla prova il proprio coraggio. E tu, oh, tu sarai per sempre colui che ha avvistato, colui che ha scoperto, colui che ha raggiunto, colui che conquistato. Il Colui arrivato per primo. Fornitura di endorfine garantita a vita, fantastico.

E oggi? Ah, oggi "nulla ci si nasconde". I satelliti, l'aviazione, la tecnologia, tutto ci consente di mappare ogni centimetro del nostro pianeta. Se qualcuno in passato ha bluffato, se qualcosa non era come descritta, se lì non c'era un lago ma un istmo, se quello scoglio di terra era un iceberg, se le coordinate dell'isola svelano che non era un nuovo mondo, ma il vecchio che non hai saputo collocare… c'è sicuramente un qualche mezzo tecnologico in grado di sconfessare la truffa o correggere l'errore.

Oh, uomo onnipotente, quale luogo ti sarà impedito, nel piccolo grande villaggio globale?

Mah, che ne so. Su due piedi mi vengono in mente:
• L'appartamento del tuo vicino del secondo piano, ad esempio.
• La terza laterale da sinistra del controviale all'ingresso est di Udine.
• Il secondo ponte a nord di Tromsø, che collega Futrikelv a Ringvassøya.

Ci siete stati? No, eh? Ecco, troppo spesso ci dimentichiamo che la geografia non è una questione collettiva, ma privata. Che sapere come è fatta una costa o come si dipana uno stradario cittadino non vi rivela la natura di quel luogo.
La geografia non è una scienza esatta. Confini, paesaggi, città, fiumi, terra e mare cambiano non solo nel tempo - e quindi nello spazio - ma anche in base alle persone che ci si confrontano. Qual è la distanza più breve per giungere da un luogo a un altro? E cosa intendiamo per "breve"? Cosa ci stupisce e cosa ci lascia indifferenti? Quanto conosciamo davvero i luoghi più vicini, persino contigui, tanto da tracciarne mappe mentali che ci collochino nello spazio distribuendo il contesto intorno a noi? Davvero un TuttoCittà o GoogleMaps bastano per darci il potere assoluto sulla terra che calpestiamo e sulla strada che percorreremo?

I miei Atlanti, dalla fine del '700 ad oggi.
La mia collezione di atlanti; andiamo dalla fine del '700 a oggi. Vi garantisco che il mondo è piuttosto cambiato.


A sfogliare le mappe e le pagine degli atlanti che l'uomo ha tracciato dall'antichità ad oggi, direi proprio di no. Misurare non significa necessariamente definire, e per fortuna oserei dire. Un po' come la fotografia: immaginate di pedalare su una ciclabile meravigliosa lungo l'argine di un fiume. Immaginate sotto di voi un prato disseminato di papaveri e margherite, una specie di Barcolana bianca e rossa sul mare d'erba e trifoglio verde. Vi innamorate, schiacciate il freno, scendete, smartphone, camera, click. Riguardate la foto: niente. Un marasma. Ma come, è lì. Lo vedo, è lì quel prato, ondeggia al vento e mi riempie gli occhi. Beh, in fotografia non funziona, bisogna avvicinarsi e cogliere il dettaglio. Ma la sensazione di grandezza del totale, inevitabilmente, si perde.

Ecco, la geografia ha per me - per me eh, cartografi e geografi all'ascolto: non ne so un tubo, sogno e basta - una valenza simile. Mi soffermo ad ammirare il prato cercando di scorgere più papaveri e margherite possibili. Poi mi tuffo nel dettaglio, ma a quel punto quel che colpisce è la diversità dalla trama che ci si aspetta, inevitabilmente: la macchia un po' più bianca o un po' più rossa, il quadrifoglio improvviso - che magari era solo una sovrapposizione di trifogli, ci hai creduto faccia di velluto! - la processione di formiche verso il formicaio, la cavalletta che balza all'improvviso scompaginando l'emozione.

Quindi qui, d'ora in poi, cercheremo cavallette e quadrifogli sul planisfero del nostro mondo, passeggiando nello spazio e nel tempo dopo aver poggiato a un albero lungo l'argine la bicicletta.
Secondo me ci si potrebbe divertire parecchio, a sfogliare la terra come fosse una margherita.
M'ama o non m'ama?
Sarà vero o sarà invenzione?
Esiste o non esiste?
È come pensavo o completamente diverso?
Chissà.

Dai, basta parlare, partiamo?




 

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