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Di viaggi, scoperte e geografie
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Sono nato a Pordenone, che in questa mappa del Norico dalla Geographia Antiqua di Cellario manca. È del 1773, e sì: ne ho una copia. |
Poche cose sono più stuzzicanti, per il cervello umano, della gratificazione ricevuta dal primeggiare.
Possederlo per primo, saperlo per primo, raggiungerlo per primo, conquistarlo per primo. Le endorfine travolgono chiunque riconosca intorno a sé ammirazione e invidia, "io ce l'ho fatta, voi no". Vero? C'è spesso questo, alla base delle grandi e piccole scoperte dell'uomo ai quattro angoli del globo: una gara vera e propria a scorgere, nominare e quindi prendere possesso di terre su cui nessun altro piede ha mai poggiato prima.
Solo che… beh, un viaggio del genere è una faccenda complicata. Se non sai dove stai andando, o quantomeno cosa troverai (e se lo troverai), non sai nemmeno se sopravviverai - e non sono molti, quelli che sono potuti rientrare in patria a narrare le proprie incredibili gesta. Perché è ovvio: metti che sei tornato, metti che sei stato il primo a giungere fino a lì e non c'era qualcuno che possa dire il contrario, metti che le tue endorfine ti stiano facendo i grattini sotto al mento, metti tutto questo: vuoi non esagerare un po' con i racconti? E se sei un esploratore, non è tanto quel che ometterai a fare la differenza, ma quel che aggiungerai. Mesi, spesso anni in mare non si passano indenni da sobri, e la fame o la sete o l'alcool o il caldo o l'emozione influenzano pesantemente quello che si può vedere con un cannocchiale; la suggestione di gruppo ha "prodotto" miracoli o maledizioni per secoli, figuriamoci un pugno di marinai cosa sarà disposta a credere! Aggiungi che quando sei partito ti mancavano i fondi necessari per solcare gli oceani - siamo pur sempre degli sfrontati ammiragli di quattro-cinquecento anni fa - e chi ti ha pagato le navi, i viveri e l'equipaggio pretenda da te qualcosina in cambio, magari una terra a cui apporre il proprio nome e il proprio vessillo… Il risultato sono mappe, atlanti e portolani che per secoli interi sono stati infestati di isole, montagne, coste e fiumi che semplicemente non sono mai esistiti, ma che decine di esploratori del Vecchio Mondo giurano e spergiurano di aver avvistato, circumnavigato, persino calpestato.
Il foraggiatore del viaggio è entusiasta, i cartografi già sbavano per aggiornare il proprio lavoro, altri condottieri si accingono ad esplorare le munificenze di una landa vergine mettendo alla prova il proprio coraggio. E tu, oh, tu sarai per sempre colui che ha avvistato, colui che ha scoperto, colui che ha raggiunto, colui che conquistato. Il Colui arrivato per primo. Fornitura di endorfine garantita a vita, fantastico.
E oggi? Ah, oggi "nulla ci si nasconde". I satelliti, l'aviazione, la tecnologia, tutto ci consente di mappare ogni centimetro del nostro pianeta. Se qualcuno in passato ha bluffato, se qualcosa non era come descritta, se lì non c'era un lago ma un istmo, se quello scoglio di terra era un iceberg, se le coordinate dell'isola svelano che non era un nuovo mondo, ma il vecchio che non hai saputo collocare… c'è sicuramente un qualche mezzo tecnologico in grado di sconfessare la truffa o correggere l'errore.
Oh, uomo onnipotente, quale luogo ti sarà impedito, nel piccolo grande villaggio globale?
Mah, che ne so. Su due piedi mi vengono in mente:
• L'appartamento del tuo vicino del secondo piano, ad esempio.
• La terza laterale da sinistra del controviale all'ingresso est di Udine.
• Il secondo ponte a nord di Tromsø, che collega Futrikelv a Ringvassøya.
Ci siete stati? No, eh? Ecco, troppo spesso ci dimentichiamo che la geografia non è una questione collettiva, ma privata. Che sapere come è fatta una costa o come si dipana uno stradario cittadino non vi rivela la natura di quel luogo.
La geografia non è una scienza esatta. Confini, paesaggi, città, fiumi, terra e mare cambiano non solo nel tempo - e quindi nello spazio - ma anche in base alle persone che ci si confrontano. Qual è la distanza più breve per giungere da un luogo a un altro? E cosa intendiamo per "breve"? Cosa ci stupisce e cosa ci lascia indifferenti? Quanto conosciamo davvero i luoghi più vicini, persino contigui, tanto da tracciarne mappe mentali che ci collochino nello spazio distribuendo il contesto intorno a noi? Davvero un TuttoCittà o GoogleMaps bastano per darci il potere assoluto sulla terra che calpestiamo e sulla strada che percorreremo?
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La mia collezione di atlanti; andiamo dalla fine del '700 a oggi. Vi garantisco che il mondo è piuttosto cambiato. |
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Ottima partenza! In attesa di cavallette e quadrifogli...
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